LA NOSTRA STORIA

L’avevo pensato come una “oasi” in una zona abbandonata della città dove ciascuno potesse sentirsi accolto e accettato non solo attraverso le “piccole attenzioni” tra paziente e medico e/o collaboratore, ma anche attraverso la percezione di quelle “piccole attenzioni” date dai raggi di sole che entrano dalle grandi vetrate, dal potersi accomodare in una poltrona che non si affaccia su una foto di uno skyline di New York, dal poter godere delle canne dello stagno di Molentargius che ondeggiano col vento e dalla maestosità e tranquillità che può offrire la vista di qualche ulivo ben curato ed inserito in un contesto paesaggistico che raccontasse la Sardegna e che quindi facesse sentire ogni paziente come a casa propria.
La parte più faticosa (ma anche la più appagante) è stato il periodo della costruzione: ho voluto costruirlo per quanto possibile con materiali naturali ed a km 0 in un luogo che nasceva come vaccheria negli anni ‘50 per poi evolvere in rivendita per bombole di gas, per poi rimanere rudere abbandonato per diverso tempo.

Appena preso possesso del terreno ho iniziato a bonificarne il suolo; mi sono preoccupato di costruire l’edificio con materiali come il legno e non con mattoni, gli scarti della lana di pecora sarda l’ho utilizzata come isolante termico nelle pareti, il sughero sardo come isolante acustico e ho privilegiato la luce naturale come protagonista di tutto l’edificio, dando spazio a grandi vetrate piuttosto che a finestre. Ho realizzato un giardino scegliendo di utilizzare piante aromatiche tipiche della macchia mediterranea come il rosmarino e l’elicriso; ho poi fatto in modo che l’acqua piovana venisse raccolta e conservata in grandi cisterne sotterranee, cosi da poter poi essere utilizzata per gli sciacquoni del WC e per innaffiare il giardino.

In Sardegna non potevo non tener conto della presenza costante del sole e ho fatto in modo che sulla tettoia dei parcheggi riservati ai pazienti venissero installati dei pannelli fotovoltaici che erogano l’energia necessaria allo Studio ed utile a ricaricare la macchina aziendale, 100% elettrica. L’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico è spesso superiore a quella necessaria alle esigenze dello studio, ragion per cui viene immessa nella rete per uso pubblico.

Cosa sogno in futuro? Sogno che questo Studio diventi un luogo di aggregazione e scambio culturale, sogno una comunità che si confronti in maniera positiva e tragga spunto da buone pratiche per migliorare il contesto in cui far crescere le nuove generazioni. Sogno che il mio studio dentistico continui ad aiutare e curare pazienti e, attraverso l’attento ascolto delle storie di ciascuno, possa essere un luogo dove far crescere e maturare nuove idee, volte ad un’umanità più rispettosa dell’ambiente e di sé stessa.

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